Go to Top

Come funziona lo storage su RAID? Parte 2

Storage su RAID - 2

Nel nostro ultimo articolo sui RAID abbiamo spiegato i concetti base di questo sistema come i termini più comuni usati relativamente a questo tipo di storage. In questa seconda parte, daremo uno sguardo a cosa sono i livelli RAID e a come funzionano quelli più diffusi. Infine, analizzeremo le sfide che lo storage su RAID pone nel caso dovesse essere necessario un intervento di recupero dati. Iniziamo!

I livelli RAID

Per prima cosa entriamo nei 3 concetti chiave del RAID: mirroring, la copia dei dati su almeno un secondo disco; striping, la suddivisione dei dati su almeno due dischi; correzione degli errori, dove sono memorizzati i dati ridondanti per consentire ai problemi di essere rilevati e possibilmente corretti (conosciuto anche come tolleranza ai guasti). Setup RAID differenti utilizzano una o più di queste tecniche, in base ai requisiti del sistema.

La configurazioni RAID standard vengono definite livelli. In origine vi erano 5 livelli standard definiti, ma sono poi state sviluppate molte altre varianti in particolare livelli nidificati e molti altri livelli non standard (per lo più proprietari). Abbiamo già visto i livelli RAID espandersi da RAID 0 fino a RAID 51 (e oltre). Differenti livelli hanno differenti tipi di ridondanza e generalmente si deve cercare un punto di equilibrio tra la tolleranza ai guasti e le performance, in relazione al tipo di applicazioni impiegate. Ad esempio, alcuni livelli di base includono:

RAID 0: spesso chiamato striping è il livello più semplice di RAID. Questa configurazione non offre ridondanza ma performance eccellenti. I dati sono suddivisi almeno tra due dischi e con ogni disco aggiuntivo le performance di scrittura/lettura e le spazio di storage si incrementano.

RAID 0

RAID 1: questo livello anche chiamato mirroring come suggerisce lo stesso nome (mirror = specchio) effettua una copia dei dati; la configurazione prevede almeno due dischi (un disco è quindi “specchio” dell’altro disco) e fornisce un livello minimo di ridondanza. Il livello RAID 1 offre fino ad un raddoppio delle performance di lettura su un singolo drive ma nessun miglioramento nelle operazioni di scrittura. I dati in esso memorizzati sono sempre disponibili almeno fino a quando un disco è funzionante.

RAID 1

RAID 5: Questa è la configurazione probabilmente più diffusa, essa offre un buon compromesso tra sicurezza e performance. RAID 5 richiede almeno 3 dischi, offre un guadagno nella velocità di lettura ma nessun vantaggio nelle performance di scrittura. Questo livello introduce la parità nell’array, la quale impiega lo spazio di un disco del sistema. La configurazione RAID 5 tollera il guasto di 1 drive.

RAID 5

RAID 6: Questo livello parte da ed estende i concetti del livello 5 – sono richiesti un minimo di 4 dischi e viene introdotta una doppia parità ossia la possibilità di ricreare i dati anche se si guastano 2 dischi nell’array.

RAID 6

I moderni sistemi RAID

Al giorno d’oggi è possibile ottenere molto di più dal proprio sistema RAID. Tuttavia considerata la complessità dei moderni array (e come essi spesse volte siano utilizzati all’interno di sistemi altrettanto complessi come ad esempio in caso di virtualizzazione) non è infrequente che tale tecnologia soffra di malfunzionamenti. Quando ciò accade, poiché oggi molti sistemi sono interconnessi tra loro il problema può potenzialmente causare significative perdite di dati con pesanti ripercussioni economiche sul business dovute al fermo macchina (downtime).

I moderni array RAID possono anche utilizzare file system multipli come BTRFS o ZFS a livello hardware, con NTFS o HFS come layer superiore per il supporto di applicazioni attraverso la virtualizzazione.

Quali sfide per il recupero dei dati

É facile comprendere come i RAID siano sistemi altamente complessi. Questo è ancora più vero per le infrastrutture IT di tipo enterprise dove i RAID sono comunemente impiegati per le applicazioni di business più critiche e la disponibilità e l’efficienza dei sistemi sono fattori cruciali. Ancora di più, tecnologie ulteriori come la virtualizzazione o le applicazioni basate su database possono creare un vero disastro se il sistema smette di funzionare.

Dal punto di vista del recupero dati, non è normalmente sufficiente ricostruire il file system RAID  e aggirare i danni di tipo fisico ma è necessario anche valutare e tenere in considerazione qualsiasi architettura virtualizzata che possa essere presente sul sistema. Tutto ciò rende spesso l’operazione di recupero dati estremamente complicata e time-consuming; tuttavia, nella maggior parte dei casi il recupero dei dati porta ad ottimi risultati.

Essere preparati

Sfortunatamente ad un certo punto della loro vita i drive possono (e lo faranno) guastarsi o subire dei malfunzionamenti. Quando questo inconveniente si verifica se a guastarsi è un singolo drive allora (assumendo che la configurazione RAID sia di livello 1 o superiore) l’unità guasta può essere sostituita con una nuova funzionante per avviare la ricostruzione dei dati senza alcuna perdita di informazioni. Se invece il guasto eccede la capacità di ridondanza del livello RAID configurato, sarà necessario consultare un esperto di recupero dati per massimizzare la possibilità di riottenere le informazioni perdute. Ovviamente sarà imperativo scegliere un fornitore con la disponibilità di tool adeguati e che abbia un’esperienza tale da permettere il recupero da qualsiasi livello RAID e in qualsiasi scenario. Si dovrebbe anche valutare se il fornitore ha delle partnership con i vendor del sistema di storage e se ha capacità di sviluppo qualora fosse necessario operare su configurazioni fatte su misura o personalizzate sul cliente.

In caso di necessità di recupero dati RAID, gli esperti in Kroll Ontrack sono a tua disposizione.

Fonte immagine: Paul-Georg Meister/ pixelio.de

 

One Response to "Come funziona lo storage su RAID? Parte 2"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *