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Anonymous e il leak di governo e ministeri italiani: l’attacco hacker va a buon fine

È andato a buon fine l’attacco hacker perpetrato da alcuni membri di Anonymous nei confronti di governo e ministeri italiani che, letteralmente da un momento all’altro, si sono ritrovati “derubati” di informazioni sensibili relative a contratti, stipendi, documenti di identità e indirizzi email del personale.

Una vera e propria miniera di dati relativa a personale impiegato nelle forze dell’ordine, nel governo e nell’esercito italiano.

Questa la comunicazione di Anonymous relativamente al leak: “Cittadini, siamo lieti di annunciarvi, per il diritto della democrazia e della dignità dei popoli, che siamo in possesso di una lista di dati personali relativi al ministero dell’Interno, al ministero della Difesa, alla Marina Militare nonché di Palazzo Chigi e Parlamento Europeo.”
E ancora:
“Governo, corruttore di democrazia, la rivoluzione passa anche qui, inarrestabile, il cui ideale conosce ora i vostri nomi, i vostri contatti telefonici, le vostre residenze. Possediamo anche fotocopie dei vostri documenti personali, di quelli dei vostri parenti ed amici, contratti di lavoro, contratti d’affitto, buste paghe e molto altro.” e continua criticando lo scarso livello di sicurezza dei militari stessi: “Per l’ennesima volta lo Stato italiano tradisce ed imbarazza i valori dei nostri militari che hanno giurato di difenderlo. Ma difendere chi? Difendere i propri cittadini o un governo che imbarazza le stesse forze di difesa?”.
Come sempre avviene in questi casi, la notizia della violazione ha fatto rapidamente il giro della rete e ha lasciato sbalorditi gli internauti, che ora si pongono domande sull’effettiva sicurezza degli asset informatici del Sistema Italia. Peraltro, il leak è stato reso pubblico proprio in concomitanza con il recente 360 CyberSecurity Summit di Roma, dedicato proprio alla sicurezza informatica delle aziende. Una coincidenza che, naturalmente, rischia di non suonare come tale.

Pierluigi Paganini, membro dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Informatica e consulente del Governo dichiara che “i dati forse non sono così importanti, ma ci obbligano a chiederci quale sia l’effettivo livello di consapevolezza dell’importanza di proteggerli e con essi le persone a cui si riferiscono”. Ed, effettivamente, l’attacco ha un sapore più simbolico che altro.

Non si tratta di una modalità di espressione nuova, per Anonymous che, in Italia, sembrava essersi sopita dopo l’arresto di alcuni attivisti considerati, dagli inquirenti, veri e propri portavoce dell’organizzazione. Tuttavia, come è noto, Anonymous prevede che chiunque possa essere parte attiva delle azioni e non risponde ad alcun capo.

Commenta il professor Michele Colajanni, dell’Università di Modena-Reggio Emilia, direttore della Cyber Academy e membro del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del Cini: “Non è una questione tecnologica ma una questione culturale. L’esistenza di strumenti di contrasto avanzato al cybercrime non deve deresponsabilizzarci. Bisogna capire che di fronte al rischio cyber siamo tutti in prima linea e per questo bisogna informare le persone dei rischi che si corrono nel cyberspace ed educare alla cybersecurity soprattutto chi svolge compiti delicati come le forze di polizia.”

 

Copyright immagine di copertina: https://pixabay.com/it/anonimo-di-hacktivisti-hacker-2755365/

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